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Mobilità e lavoro: dogmatismo e cecità sul tema del San Gottardo
In vista dei lavori di manutenzione del tunnel stradale del San Gottardo, il Partito socialista ticinese ha sostenuto che il Ticino possa rimanere escluso da un collegamento diretto con il resto della Svizzera. Proprio quando risulta che in Svizzera ci sia un'auto ogni due abitanti.
Per i compagni nostrani il fatto che il Ticino resti escluso dalla Confederazione è normale e "sostenbile"; così come è "sostenibile" riversare tutto il traffico veicolare sul Passo del San Gottardo, che qualcuno - sempre dei loro ambienti vorrebbe far diventare una "biosfera". Bella coerenza!
Ancora una volta, la cecità politica e l'incapacità dogmatica dei compagni nostrani si palesa nella sua globalità. Sostenere che il Ticino possa restare senza un collegamento stradale sicuro, per il traffico veicolare privato e commerciale interno, è un insulto a chi lavora nell'economia privata. Come si può affermare che nel periodo estivo si possano creare gincane per i turisti che raggiungono in forza del 70% il Ticino in auto? Vogliamo ancora perdere ulteriori posizioni a livello turistico?
Oltre alla cecità politica e al dogmatismo oltranzista dei compagni nostrani, rintuzzati dai loro accoliti nelle file dell'Iniziativa delle Alpi e di ATA, un altro motivo si cela dietro questa posizione. Sfogliando i candidati del P$ ci si accorge che la maggioranza assoluta sono funzionari pubblici e para-pubblici, o nel caso operino nell'economia privata molti dipendono finanziariamente dal settore pubblico (pianificatori, operatori, ...).
La fantasia del traffico pubblico
Questa settimana è arrivata la notizia che in Svizzera c'è un'automobile ogni 2 abitanti. Una notizia che ha fatto diventare rossi i fautori del traffico pubblico, perché i continui investimenti nel settore non hanno avuto quale risultato la diminuzione del traffico veicolare privato. Un marcato aumento rispetto al passato, che mette in luce due aspetti.
Primo, la maggiore offerta di traffico pubblico a suon di miliardi è fallita, perché se i treni e i bus sono pieni nelle ore di punta, nel resto della giornata i mezzi pubblici sono semivuoti.
Secondo, la mobilità è diventata un obbligo nel mondo del lavoro odierno, quindi le strade strutturate su una popolazione "stanziale" di 5 Milioni di persone sono inadeguate ad un'alta mobilità di quasi 8 Milioni di abitanti (senza contare il traffico di transito e i frontalieri in Ticino).
Mobilità a misura di territorio
Il Ticino non può permettersi di rimanere senza un collegamento stradale sicuro con il resto della Confederazione. Abbiamo approntato tutte le misure atte a trasferire il traffico merci in transito sulla ferrovia, e tra qualche anno entrerà in servizio Alptransit. A quel momento il traffico privato dovrà avere risposte chiare, con il miglioramento della rete stradale che risponda alle richieste di maggiore percorrenza e di diminuzione dell'impatto ambientale (gallerie e ripari fonici).
Il Ticino deve recuperare il ritardo a livello di infrastrutture. Molte strade vanno messe in galleria, in quanto il nostro territorio montano non può tollerare di sacrificare i fondovalle con tutte le infrastrutture di traffico che diminuiscono la vivibilità del territorio. Il Malcantone, il Mendrisiotto, il collegamento A2-A13, così come altri tronconi stradali vanno affrontati nella loro urgenza.
Investimenti importanti per il recupero della vivibilità del nostro Cantone, assunto che il traffico privato non diminuirà, anzi. Investimenti che saranno ripagati dal recupero del valore immobiliare delle zone in cui il traffico in transito sarà tolto, quindi affrontabili senza troppi problemi e certamente utili quali misure anticicliche all'arrivo della prossima crisi edilizia.
Norman Gobbi
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