Minareti, simbolo di dominio territoriale

25/10/2009

L'iniziativa promossa per impedire l'edificazione di minareti sul territorio svizzero si inserisce nella lunga storia di uno Stato liberale e democratico, qual è la Svizzera, in quanto la libertà religiosa non deve essere confusa con l'introduzione di simboli di dominio religioso e territoriale.

I contrari all'iniziativa affermano che la stessa leda i principi di libertà, apertura e tolleranza, richiamando gli aspetti storici della nostra Storia. Dobbiamo riconoscere come la Storia svizzera sia piena di conflitti religiosi, e quindi quest'ultimi vanno evitati. I primi conflitti avvennero dopo la Riforma portata da Zwingli e Calvino, i secondi dopo la Rigenerazione liberale di inizio Ottocento con le conseguenti secolarizzazioni e spinte anticlericali. Questi due elementi confermano però la tesi dell'iniziativa: i minareti non rientrano nella nostra cultura politica, religiosa e filosofica.

Sul fronte islamico si asserisce che il ruolo funzionale del minareto sia paritario a quello dei campanili. È però vero che l'elemento architettonico costituito dal minareto, come ha scritto l’Imam di Ginevra, le prime tre moschee riconosciute con statuto teologico (Mecca, Medina e Gerusalemme) non l'avevano. Ma ce l'hanno tutte quelle costruite nei territori conquistati, anche in maniera parziale: Balcani, Bulgaria, Romania, ...

Da qui se ne deduce il ruolo reale dei minareti: essere un simbolo di dominio territoriale e religioso. L'Europa intera sta subendo il processo di islamizzazione, grazie ad una scellerata politica di immigrazione, che favorisce l'insediarsi di cospicue comunità soprattutto nei centri nevralgici del nostro Continente: città francesi e tedesche hanno ormai i loro quartieri islamici, tanto quanto li avevano le città spagnola durante e dopo il dominio arabo-islamico.

Il permettere l'edificazione di un minareto su territorio svizzero, significherebbe cedere alle sirene della falsa tolleranza e del brutale qualunquismo che rinnega le nostre origini e le nostre tradizioni. In Svizzera le minoranze religiose sono tutelate ampiamente; dobbiamo però attenderci da loro che il proselitismo di cui fanno ampio uso – sostenuti ingenuamente da taluni media – leda in parte la pace religiosa, in particolare imponendo la presenza di simboli di dominio religioso. Pace frutto di secoli di confronti tra le due anime storiche della vita religiosa elvetica, quella cattolica e quella riformata.

Su quanto questa campagna sia intrisa di falsa difesa delle libertà, lo dimostra la querelle montata attorno ai manifesti del comitato d’iniziativa. Alcune città svizzere hanno proibito l’esposizione di questi manifesti. Un comportamento a prima vista comprensibile se guardiamo la composizione politica degli esecutivi cittadini (essenzialmente di sinistra), ma inaccettabile in uno Stato liberale e democratico qual è ancora la Svizzera. Infatti, aldilà degli apprezzamenti personali sui contenuti grafici e politici di un manifesto, l’essenza stessa della libertà d’espressione è uno dei basilari principi democratici.

Se i vituperati manifesti a favore dell’iniziativa anti-minareti fossero stati lesivi delle norme del codice penale, sicuramente sarebbe intervenute le autorità federali e cantonali. Ma così non è stato. Dunque, il cittadino svizzero deve aprire gli occhi e vedere come le maggioranze politiche di sinistra delle nostre Città e dei nostri Comuni vogliono imbavagliare chi non la pensa come loro e vogliono imporre una falsa protezione dei cittadini. La sinistra difende chi viene in Svizzera ad imporre costumi estranei alla nostra tradizione e le cui origini storiche e culturali non sono certamente ricche di battaglie e impegni liberali e democratici pari a quelli della Storia svizzera.

Per questo, io voterò SI al divieto d’edificazione di minareti in Svizzera.

Norman Gobbi, deputato GC, LEGA

 

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