La Norvegia insorge all’islamizzazione

08/12/2010

La Scandinavia si accorge e alza la testa. Il ministro degli esteri norvegese Jonas Gahr Støre ha recentemente rifiutato i milioni di dollari che l'Arabia Saudita e facoltosi cittadini sauditi volevano offrire per l'edificazione di un'imponente moschea in Norvegia.
Sulla stampa ol ministro norvegese Støre si è così espresso: "Vogliono costruire moschee che costano decine di milioni di dollari in Norvegia. La Norvegia è un paese democraticamente libero. Si può costruire una casa di culto che si vuole. Tuttavia, il governo norvegese non ha approvato alcun sostegno finanziario a tali progetti. Il ministero degli esteri ha rifiutato di accettare i contributi per costruire la moschea. Nella risposta del governo al centro islamico Tawfiiq, il ministero degli esteri ha dichiarato che "sarebbe un paradosso e innaturale se il governo Norvegese, avesse dato l'accettazione di finanziamenti da parte di un paese dove non c'è la libertà religiosa".
In Norvegia, come in Svizzera, tutte le comunità religiose possono istituire ed edificare dei centri di culto. A differenza di quanto avviene da noi, il governo norvegese richiede però un’informazione trasparente sui fondi e la loro provenienza, che si riserva di accettare o meno. Il progetto di moschea è stato inoltrato dal Tawfiiq islamic center, finanziato dal governo e privati sauditi. Secondo il ministro degli esteri norvegese, il gruppo Alnor sarebbe intenzionato ad erigere a sua volta una moschea gigante a Tromsø, sempre con il supporto di un ricco uomo d’affari saudita; anche su questo progetto il responso delle autorità norvegesi si prospetta identico.
Nella motivazione del ministero degli esteri si legge: “Sarebbe pradossale e insensato accettare dei fondi provenienti da un paese che considera un crimine formare una comunità cristiana”. Il ministro ha aggiunto anche che la Norvegia solleverà questo tema al Consiglio europeo perché «vedo che molti dei miei colleghi europei hanno lo stesso tipo di problema».
Una risposta coraggiosa dall'amica Norvegia (anch'essa fuori dall'Unione Europea come la Svizzera), che lancia un chiaro segnale a Strasburgo e Bruxelles: l'Europa non deve abdicare ai suoi principi democratici e liberali, ma nemmeno alle sue radici culturali. Purtroppo le orecchie politicamente corrette di Bruxelles e Strasburgo sono e restano sorde, ma le lingue biforcute anti-elvetiche e anti-democratiche funzionano benissimo, come abbiamo potuto appurare dopo il chiaro voto popolare di domenica sull’iniziativa espulsioni.
Norman Gobbi

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