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Alziamo la testa e difendiamo la Svizzera e le sue qualità
Oggi più che mai, le cittadine e i cittadini svizzeri si chiedono: ma in che Paese viviamo? Una domanda che mette bene in rilievo l’apparente -e molto mediatizzata - perdita di identità e di orientamento, dati anche da un governo federale in balia dei personalismi e dei partitismi.
Con questo mio intervento vorrei quindi rincuorarvi sulle forze profonde del nostro Paese e sulle capacità dei suoi abitanti; ricchezze che dobbiamo tutelare e difendere a denti stretti.
La Svizzera, il nostro Paese, possiede un governo direttamente responsabile di fronte ai cittadini (con il diritto della democrazia diretta); la Svizzera ha saputo uscire da questa crisi globale con il minore dei danni (mentre altri Stati hanno mandato in fumo miliardi di euro dei contribuenti in inutili aiuti); la Svizzera ha saputo costruire un'economia forte sulle debolezze degli altri (grazie ad una gestione oculata dello Stato, offrendo una fiscalità attrattiva).
Invece di essere presi a modello, pur riconoscendo che non siamo perfetti, l'Europa e gli Stati Uniti d'America hanno preso la Svizzera come un sacco da cui attingere a piene mani per ottenere facilmente miliardi di franchi.
Lo hanno già fatto in passato. Con la crisi degli Anni Novanta, scoppiò il caso degli averi ebraici nella banche svizzere. Con la crisi odierna scoppia un nuovo caso, quello del segreto bancario e della sua presunta insostenibilità internazionale.
Ma come possiamo tollerare attacchi da questi Stati, che sono pronti ad acquistare da chissisia un CD.ROM con dati di clienti di istituti bancari svizzeri? È questo l’esempio di democrazia e di legittimità che ci offrono Europa e USA?
Oggi qualcuno vorrebbe che la Svizzera aderisca allo Spazio Economico Europeo, bocciato sonoramente dal Popolo nel 1992. Una sberla che si è raffreddata, visto che sempre i soliti noti chiedono oggi di entrare sull'uscio dell'Unione Europea. Ma quale Unione? Quella delle prescrizioni sul diametro dei piselli (quelli vegetali) e dell'Euro che ha perso il 15% del suo valore nel giro di 3 mesi?
Dobbiamo smetterla di ascoltare gli altri. Dobbiamo ascoltare il nostro cuore ed essere più sicuri di noi stessi e delle nostre capacità.
Smettiamola di inchinarci e di credere che dobbiamo essere come gli altri, perché noi Elvetici non siamo come gli altri!
- abbiamo voluto una Nazione grazie ad un Patto ed una Costituzione federale votata democraticamente, nessuno ce l'ha imposta come nella maggioranza degli Stati a noi vicini;
- abbiamo costruito con sacrifici e impegno uno Stato sociale solido e funzionante, non facciamocelo distruggere da chi vuole svuotare le casse dando a tutti indistintamente;
- ci difendiamo grazie ad un esercito di milizia dove lo Stato dà fiducia ai propri cittadini consegnando loro l’arma d’ordinanza, non facciamocelo togliere da chi canta la pace mondiale (che non è mai esistita);
- votiamo annualmente su temi importanti e sulle leggi federali, cantonali e comunali, non facciamoci mettere il bavaglio da chi a Strasburgo e Bruxelles non vuole accettare il voto democratico degli Svizzeri sui minareti;
- abbiamo sinora avuto un Paese sostanzialmente sicuro grazie ad un controllo dell'immigrazione, non abbassiamo la guardia e rendiamo responsabili i genitori dei minorenni che compiono vandalismi, o peggio violenze come quella di Locarno;
- la Svizzera è un Paese solidale, non possiamo però aiutare il povero distruggendo il ricco con imposte insostenibili;
- la Svizzera è un Paese tollerante ma con delle regole di convivenza chiare, non tolleriamo che stranieri di un certo credo violino in Svizzera il diritto e le donne, praticando l'infibulazione e imponendo il velo;
- la Svizzera è un Paese neutrale e indipendente, non possiamo comprendere perché il nostro Governo vada ad inginocchiarsi e prostrarsi davanti ad un beduino libico, facendo perdere la faccia all’intera Nazione;
- la Svizzera si è sempre contraddistinta per il suo equilibrio e la sua moderatezza, non possiamo accettare la perdita della misura nella concessione di bonus e stipendi a sei cifre ai presuntuosi top-manager di multinazionali e aziende pubbliche che non rispondono mai dei danni che causano alla società e all'ambiente;
- la Svizzera ha sempre saputo salvaguardare la pace del lavoro grazie alla collaborazione di sindacati e datori di lavoro, oggi con gli accordi bilaterali sia i sindacati che le organizzazioni padronali hanno rotto questa pace facendo entrare migliaia di frontalieri che fanno contenti sindacati (incassano le quote) e datori di lavoro (pagano minori salari) ma che non fanno gli interessi dei lavoratori e degli artigiani ticinesi.
Come vedete, le nostre qualità sono molte, ma altrettanto sono le minacce interne ed esterne che vorrebbero distruggere queste nostre qualità.
Disponiamo per fortuna ancora di radici forti nel territorio, come qui in Valle di Blenio. Non dobbiamo tradire il lavoro e i sacrifici dei nostri avi, che hanno costruito questa magnifica Svizzera.
Dobbiamo difendere la nostra sicurezza, il nostro lavoro e il nostro stato sociale.
Questo lo rilevava anche uno dei massimi pensatori liberali-radicali ticinesi, Stefano Franscini. Nel suo “Semplici verità ai Ticinesi” del 1854, Franscini si poneva la domanda di come mai il Ticino, che obbligava all’emigrazione “periodica di migliaia di uomini, donne ed anche giovinetti e ragazzi”, potesse accogliere quasi 8mila stranieri? A quel momento solo Ginevra contava più stranieri, ma contava certo un’economia migliore di quella ticinese.
Questo portò Stefano Franscini a chiedersi: “Non sarebbe a desiderare che le nostre autorità cantonali e comunali, esercitando una discreta vigilanza, rendessero difficile a forestieri di pregiudicata o dubbia fama il soggiorno nelle nostre campagne e città?”. Sante parole, vivesse oggi sarebbe additato come il solito leghista. Grazie Franscini.
Dobbiamo essere riconoscenti e mantenere viva la memoria di queste fatiche, in modo da non banalizzare tutto e non lasciarci rubare di mano le carte più importanti che possiamo giocare a livello cantonale, nazionale e internazionale.
Siamo altrettanto coscienti che la società moderna vuole ridurre la storia ad una semplice orazione delle ceneri, senza permettere alle comunità locali di mantenere vivo il fuoco della memoria e della propria identità. Il mondo occidentale vuole ridurre le tradizioni a semplice folklore, privandole dei valori tramandati dagli avi. Insomma, vogliono che all’essere umano siano tagliate le sue radici, rendendolo così inconsapevole e facilmente manipolabile. Uno sradicamento culturale e territoriale.
Ribadire la nostra identità è un atto di ribellione a questo globalismo. Abbiamo a cuore la nostra terra e la nostra identità. Un essere “nostro” non in maniera privativa, ma comunitaria, perché mi sento e ci sentiamo responsabili di fronte all’intera comunità, e responsabili davanti a chi ci ha tramandato il nostro territorio e le sue ricchezze.
Nel 1182 i vallerani di Blenio e Leventina strinsero un patto. Un patto che ci obbligava alla reciproca tutela delle libertà contro feudatari e podestà. Questo dimostra con in queste terre, le nostre terre, lo spirito di libertà e autonomia sia molto forte e radicato.
Nessuno ci ha imposto un governo e il sistema vicinale, per gestire e tutelare le risorse del territorio e della comunità, si perpetua con successo dalla notte dei tempi sino ai nostri giorni.
Ancora in epoca recente, le nostre vallate seppero sacrificare le loro forze migliori per la continuazione e il bene della comunità; inviando contingenti al soldo dell'esercito di Napoleone Bonaparte, quale pegno per l’indipendenza cantonale ottenuta; emigrando in Europa, America e Australia, a cercare fortuna e non ridurre alla povertà estrema i nostri villaggi con pochi pascoli e molte bocche.
Dobbiamo essere e siamo coscienti di questo nostro passato che ci appartiene; se lo siamo, siamo quindi anche responsabili dell'oggi e del domani del nostro territorio, del nostro Paese e della nostra comunità.
Chi sa da dove viene, sa dove deve andare.
Insegniamo ai nostri figli ad amare il nostro Paese, ad essere responsabili delle proprie azioni, ad essere consapevoli delle fortune ereditate e ad essere riconoscenti a chi ci ha preceduto. Trasmettiamo loro dei valori sani e comportiamoci di conseguenza.
È tempo di alzare la testa e difendere la Svizzera e le sue qualità, minacciate più che mai da forze oscure che vogliono minare le solide fondamenta costruite dagli avi.
Non vogliamo finire nelle riserve, evitiamo di fare la fine dei nativi d’America:
accendiamo i falò sulle montagne come solo gli uomini liberi possono fare.
Dissotterriamo l'ideale ascia del Patto di Torre, uniamoci contro i nuovi castellani,
difendiamo le nostre libertà, la nostra comunità e il nostro territorio.
Ritorniamo ad essere padroni in casa nostra.
Viva la Svizzera, viva il Ticino, viva la Valle di Blenio.
Norman Gobbi, consigliere nazionale, 1. agosto 2010, Olivone/Blenio
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